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Vita in cella

È il 1749.

La cella di Gerardo a Deliceto è piccola e angusta. Pochi metri quadrati con una stretta feritoia in una delle pareti. Soffitto basso. Un tavolaccio per letto, un sacco pieno di pietre e cardi come materasso e due embrici come cuscino. Venti teschi disposti intorno alle pareti. Una sedia con appesa una grossa corda per flagellarsi.

Le penitenze e le mortificazioni che si infligge sono sempre più dolorose. Gerardo dorme spesso su punte d'acciaio premendosene una anche sulla fronte. Molti prelati e vescovi visitano la sua cella e ne restano inorriditi.

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