Virtù e prodigi di Gerardo a Deliceto
Capitolo Settimo
A Deliceto, in Provincia di Foggia nelle Puglie, vi è a poca distanza dal paese, una antica Chiesa dedicata alla SS. V ergine, sotto il titolo di Nostra Signora della Consolazione, S. Alfonso essendo stato in missione a Deliceto l’anno1744 e avendo visitato quel luogo ne restò così bene impressionato per la solitudine che lo circonda va e per la pace che vi si godeva, che senza alcuna difficoltà accettò l’offerta che gliene venne fatta, e nello stesso anno vi fondò una Casa del suo Istituto.
Era questo l’asilo riservato da Dio al suo servo Gerardo. Dei po chi anni che ancora gli restarono di vita, ne passò qui circa quattro, rendendosi spettacolo agli angeli e agli uomini per il fervore delle sue preghiere, per le frequenti estasi e rapimenti che vi godette, per lo splendore dei miracoli che vi operò, per la fecondità del suo apostolato, e per l’impero che vi esercitò sullo stesso demonio. La Comunità di Deliceto apprezzò ben presto il tesoro mandatole da Dio. Fin dal primo giorno del suo ingresso nella Congregazione, Gerardo divenne subito l’esempio e l’ammirazione di tutti. Lavorava indefessamente nel giardino e nella casa: e quando aveva compito il suo lavoro, correva ad aiutare gli altri dicendo: lasciate fare a me che sono più giovane. Prendeva per sé gli uffici più umili, come scopare la stalla e portarne via l’immondezza.
Dunque non era un soggetto inutile, come aveva scritto il P. Cafaro. E quando egli tornò dalle Missioni, tutti i Padri e Fratelli gli furono incontro per dirgli che Gerardo non solo era un faticatore, ma anche un grande santo. Allora il P. Cafaro con l’intesa di S. Alfonso, lo ammise alla vestizione dell’abito Redentorista e gli fece incominciare il primo Noviziato.
Al principio di questo noviziato che doveva durare sei mesi, eroi do prese la penna e scrisse un programma di vita che si proponeva di eseguire: Sappi, o Gerardo, che Dio ti ha strappato dal mondo e ti ha e ti ha posto in questo paradiso della Congregazione al sol fine di Dio! Una sola volta ho l’occasione di farmi santo: se la trascuro la perdo per sempre. I venerdì erano per lui giorni di carneficina. Compenetrato dei dolori della Passione di Gesù, studiava tutti i modi di martoriarsi atrocemente in quei giorni.
Cardi, catenelle, discipline a sangue, digiuno in pane ed acqua: tutto metteva in opera per martoriare se stesso. Con questa dolorosa e cruenta partecipazione alla Passione del Redentore, é facile comprendere come gli bastasse il solo fissare gli occhi ad un· immagine di Gesù paziente per sollevarsi in estasi. Un giorno mentre apparecchiava il refetto1io gli capitò di alzare gli occhi ad un”immagine dell’Ecce Homo che ivi era affissa, subito fu rapito in estasi e si sollevò da terra con lo sguardo immobile e con le braccia allargate, tenendo in una mano la salvietta e con l’altra una forchetta. Un fratello laico che lo vide in quella posizione lo chiamò ma egli non rispondeva; accorsero altri e neppure riuscirono a richiamarlo in sé: fu necessario avvisare il P. Cafaro e solo lui potè richiamarlo ai sensi con un precetto di ubbidienza. È facile pensare come satana dinanzi alla santità di Gerardo fremesse di rabbia e scagliasse contro di lui i suoi assalti infernali. Una notte molti demoni lo trascinarono per i corridoi della casa. Un altro giorno stando egli in cucina, più demoni lo afferrarono per buttarlo nel fuoco. A tutti questi assalti il nostro Santo non si spaventò mai : gli bastava che si segnasse con la croce e invocasse Gesù e Maria per metterli in fuga. Una Domenica si videro dinanzi alla Chiesa due giovani che impedivano alla gente di andare a Messa e nessuno sapeva chi fossero. Ma Gerardo al vederli disse loro: Che fate voi qui ? questo non è luogo per voi, in nome di Dio ritornate all’inferno: e subito i due scomparirono, erano due demoni. Qui forse alcuno si domanda come mai Gerardo poteva avere tanta forza sui demoni e come mai poteva vincerli e dominarli con tanta autorità. Il segreto di questo dominio sull’inferno stava nella sua profonda umiltà e nella sua eroica ubbidienza. Sono queste le virtù che rendono le anime care a Dio e vincitrici di tutto l’inferno e di tutte le tentazioni del demonio, Con queste Gesù Cristo ci ha liberati dalla eterna dannazione, e con queste noi possiamo salvarci e santificarci. Ora Gerardo era così umile e così amante dell’umiltà che i suoi Confratelli lo proclamarono il simbolo dell’umiltà. Aveva l’intima convinzione dì essere il più grande peccatore del mondo, e si meravigliava come la terra lo sopportasse. Andava in cerca cli disprezzi e di umiliazioni, e si stimava felice quando gli veniva concesso di cibarsi degli avanzi della mensa comune. Cercava le fatiche più pesanti e abbiette: era per lui un vero godimento pulire la stalla delle bestie e cacciarne il letame. Voleva per sé ciò che vi era di più povero e ributtante nelle vesti, nei cibi e nella stanza. Questo però non lo; faceva essere sudicio e nauseoso. Ma all’amore della povertà univa una somma cura di avere quella bella nettezza personale che è il riverbero delle anime pure, e l’ornamento delle case religiose. Nell'ubbidienza poi andò tanto innanzi che, al dire di: un Padre che fu testimonio nel suo processo apostolico, poteva chiamarsi il Santo dell'ubbidienza. L'ubbidienza, soleva dire, è quella che mi deve portare in Paradiso. Eseguiva gli ordini dei Superiori perfettamente alla lettera senza alcuna, interpretazione. Bisognava pesare bene le parole prima di dargli un comando, perché quando il Superiore parla va, egli era incapace di ragionamento. Avendolo il Superiore destinato ali' ufficio di Portinaio del Collegio, gli disse: Appena sentite suonare il campanello della porteria, lasciate come vi trovate e andate subito ad aprire.
Una mattina mentre si trovava in cantina a prendere il vino per la mensa della Comunità, sentì suonare il campanello: lasciò tutto come si trovava, col boccale in una mano, e col turacciolo della cannella della botte nell'altra, e corse subito ad aprire. Lo incontrò il Superiore e vedendolo con quegli arnesi in mano immaginò che cosa fosse successo e disse ad un Fratello: Recatevi subito in cantina perché temo che Gerardo abbia lasciata la botte aperta. Era proprio così: ma dalla botte non era uscita neppure una stilla di vino. Allora il Superiore meravigliato alzò gli occhi al cielo ed esclamò: Dio scherza con Gerardo, bisogna lasciarlo fare; Dio lo guida. E un momento dopo vedendo di nuovo Gerardo, gli disse celiando: Vatti ad infornare, ed eccone un'altra: egli corre subito al forno e vi si caccia dentro, Di lì a poco viene il fratello panettiere p 3r infornare il pane a vedutolo accovacciato nel forno : Che fai qui, gli dice con sorpresa, esci subito che devo accendere il forno, a cui Gerardo: Non posso uscire se prima non ho il permesso del Superiore. Al sentire ciò il Superiore si batté la fronte esclamando: Oh! mio Dio, dunque con costui bisogna pesare tutte le parole perché le eseguisce alla lettera. Qui bisogna notare che quest'ubbidienza alla lettera è ammirabile ma non imitabile, perché si deve ubbidire non secondo il suono delle parole ma secondo l'intenzione di chi comanda. Se alcuni Santi hanno operato diversamente, essi erano mossi dallo spirito di Dio. L'ubbidienza di S. Gerardo era giunta a tale perfezione che non solo ubbidiva alla lettera, ma molte volte conosceva anche le intenzioni dei Superiori che erano lontani e le eseguiva immediatamente. Una volta un suo Superiore lo mandò a portare una lettera ad una persona di un paese lontano, ma ricordandosi di avere omessa una notizia importante, rimase perplesso e pensò: Ohi se potessi farlo ritornare, In quell'istante Gerardo che già si era allontanato, si fece a lui presente. Perché sei ritornato? gli domandò il Superiore, ed egli: Perché voi desideravate di farmi ritornare. Da questo fatto e da altri simili, il Superiore venne nella persuasione che per farsi ubbidire dal santo Fratello bastava dargliene il precetto mentale. Informato S. Alfonso a Pagani dal Superiore e dai Padri di Deliceto, delle virtù esimie di Fratello Gerardo e dei segni straordinari di santità che lo accompagnavano, con piacere gli abbreviò il 2° Noviziato e permise di ammetterlo alla Professione dei Voti. Laonde il 2 luglio 1752, festa della visitazione di Maria SS. diè principio al ritiro di quindici giorni, che ogni novizio della Congregazione deve premettere alla emissione dei santi voti; e il giorno 16 dello stesso mese in cui quell'anno ricorrevano insieme la solennità del SS. Redentore e la festa della Madonna del Carmine, Gerardo ebbe la tanto bramata gioia di stringersi con insolubile legame a Gesù Redentore che formava l'unico suo amore, e alla SS. Vergine che egli chiamava ed amava quale sua Madre prediletta. Da quel felice giorno le sue ascensioni alla perfezione e alla santità andarono crescendo di giorno in giorno fino al pieno meriggio.